Donald Freed
International Playwright
and Master Teacher

Capitolo uno

Venezia, 1873

“ Emilio, non t’allontanare!”. Le parole materne risuonarono nel campiello con un tintinnio di vetro infranto. Una breve indecisione nelle gambe magre poi con la forza di un rondinotto al primo volo, il bambino riprese a correre e seguì i compagni oltre la chiesa e su per il ponte. Ecco in un attimo lo oltrepassò e via di corsa attraverso un nugolo di callesèlle strette dove le vecchie case si scontrano a muso duro tra i lenzuoli stesi e le piante di geranio. Un tanfo sordo di corda marcia e di pescato saliva da sotto l’uscio dei portoni bui e si disperdeva sui muri sbreccati dal tempo e dalla salsedine. Quell’umido olezzo di putrefazione, evaporando su per le narici e le fauci spalancate, lo faceva rabbrividire d’improvviso piacere. Purificato ricompariva sulla capigliatura arruffata, lucente come pioggia leggera di primo mattino.

A tratti da quei portoni bui, da quei muri sbreccati, gli sembrava che mani invisibili si protendessero per afferrarlo irose, talora per una manica, talora per la falda della giacca, spinte da un antico astio, da un sordo rancore covato troppo a lungo. Allora pestava più forte gli scarponcini sulle pietre di selciato grigio e braccia in avanti si svincolava da quelle creature di ghiaccio con un urlo di gioia mista a terrore. E riprendeva la sua corsa su e giù per ponti e ponticelli senza fermarsi, col fiato in gola e gli occhi diventati stelle. Un sole pallido di tardo inverno si riversava in quell’ora di primo mattino nelle calli e nei campi veneziani e abbagliava la citta’ di luce disperdendosi come una polvere d’oro sulle acque scure della laguna. Quei riflessi dorati incantavano Emilio che per ammirarli di volta in volta rallentava la sua corsa. Cercava poi di recuperare il passo raddoppiando lo slancio nelle gambe ma poco dopo la visione di uno strano animale ritagliato sull’acqua da un raggio di luce lo ammaliava, facendolo rallentare di nuovo. E così continuava a perdere terreno. I suoi compagni indifferenti al poetico splendore di quell’oro mattutino, galoppavano avanti sicuri, sprezzanti o semplicemente immemori di Emilio che adesso li implorava vedendo allungarsi sempre di più la distanza che lo separava da quei berretti colorati.“Aspettatemi correte troppo forte, aspettatemi!” gridava loro. Parole al vento. Al prossimo ponte scantonarono e svanirono nel nulla.

by Paola Moscarelli